Viaggio spesso in treno. Milano-Bologna. Bologna-Milano. E devo ammettere che sono sempre più rare le persone che scambiano quattro chiacchiere. Le vecchie quattro chiacchiere ormai sono quasi un ricordo. Non sono certo la persona più socievole di questo mondo (anzi, qualcuno ritiene che io appartenga alla razza del cinghiale, ma non credeteci, non è vero) ma ogni tanto mi schiodo dall’i pod o dal libro o dal giornale e osservo chi mi sta affianco. Io sono una di quelle persone che non attaccherebbe mai per prima bottone, per timidezza, perchè non ho voglia o perchè non voglio disturbare. Però se qualcuno mi parla ascolto volentieri e parlo, dico la mia, le solite cose, il tempo, i ritardi, le cose da fare. Prima la gente aveva paura di incontrare sui treni scocciatori, logorroici, maniaci; ora sembra che non ci sia niente di tutti questo. Ma proprio niente. Le persone hanno capito che se frequentano dei non-luoghi devono entrare in piena sintonia con questi e si fanno i fatti loro. Fanno finta di non esserci e hanno le cuffie, gli occhiali, il giornale, il telefono. Hanno un mondo che li aspetta fuori, perchè, dunque parlare con sconosciuti sul treno? Il viaggio in treno, per quanto breve, è sempre una transizione, un cambiamento per alcuni, e la gente non parla si porta tutto dentro o a limite chiama qualcuno al cellulare. Ma si certo, si può chiacchierare oppure no, a propria discrezione. Sono la prima che sta zitta e puntualmente al suo posto, però l’altro giorno, dopo l’ennesimo viaggio, pensavo a questo: si incontrano sempre meno persone disposte a chiacchierare. Fra tutti i miei compagni di viaggio ricordo quelli con cui ho parlato: la signora che lavorava in un’industria di scatolette di tonno, il militare, o ufficiale gentiluomo,  che mi aiutava a trascinare la mia cassa-valigia, il disoccupato che cercava fortuna altrove e con la scusa mi chiedeva il numero di telefono. Ricordo solo questi e hanno comune il fatto che viaggiavano su un treno regionale. Negli Eurostar o in quelli dell’Alta Velocità non si parla quasi mai. Possibile? Forse dipende dal fatto che sui treni veloci si pensa che siano talmente veloci che non ha senso intavolare un discorso destinato a finir presto. Chissà. L’altro giorno ho preso un treno regionale, o non so come si chiamano, insomma, quelli che costano poco e fanno tutte le fermate. Uno di quei treni con i vagoni da sei posti con specchio, vecchio stile, mi piacciono un sacco e si dorme bene. Ad un cero punto ho iniziato a parlare col mio vicino, un ragazzo che veniva da Napoli. Era svizzero e andava a Napoli ogni mese a trovare la ragazza. Così abbiamo iniziato a parlare di Napoli, della Svizzera, del suo lavoro, del problema delle lingue poi dei miei studi, delle città in cui ho vissuto, delle coppie, dei rapporti, della vita, della gioventù. Non abbiamo scambiato due chiacchiere, abbiamo discusso, abbiamo riso, è stato piacevole. E’ un appello il mio: parlare e aprirsi col prossimo fa bene. Conoscere, interessarsi ad altre persone, ad altre culture, stili di vita, fa bene, ci arricchisce, smussa quel nostro modo di fare un pò aggressivo e arrogante. La chiusura mentale va combattuta, gli stereotipi vanno combattuti. So che tanti di voi in treno vorrebbero togliersi le cuffie e smettere di leggere un giornale letto più volte per parlare col vicino. Facciamolo se abbiamo voglia. Ogni occasione è persa, dicono.