Sono andata a leggere l’intervista completa di Vittorio Zincone a Vittorio Pisani sul Corriere Magazine. Da quello che dice emerge una cosa abbastanza chiara, ovvero che di determinate cose, camorra e dintorni, se ne dovrebbero occupare gli “addetti ai lavori” perché altrimenti si corre il rischio di creare “un’immagine eroica della lotta alla criminalità”. Su quest’ultimo punto sono d’accordo, non è il caso di parlare di eroi, non è quasi mai il caso di parlare di eroi, e vale per tutti perché è rischioso, impegnativo e fuorviante. Non sono d’accordo sul fatto che di questioni di camorra o di mafie se ne debbano occupare solo gli “addetti ai lavori”. Pisani non dice queste esatte parole però è quello che ho colto. Pisani dice che si occupa di anticamorra da anni e che gira tranquillo per la città senza scorta, dice anche che “nel rapportarsi con la criminalità organizzata ci sono regole deontologiche, come il rispetto della dignità umana, che vanno rispettate”. Questo mi fa pensare. Dunque sarebbe meglio che di camorra se ne occupassero gli “addetti ai lavori” poiché hanno più tatto nell’interagire con eccellenti criminali? Qua si pone un problema ben più grande. Le camorre, le mafie, le associazioni criminali sono un fatto comune presente nella vita di tanti cittadini o costituiscono oggetto di indagini, inseguimenti, studi esclusivamente per le forze dell’ordine e per gli “addetti ai lavori”? E’ compito di tutti parlarne o è compito di pochi? E l’autore di Gomorra, Saviano, quali “regole deontologiche” avrebbe dovuto seguire? Mi piacerebbe tanto che qualcuno scrivesse queste regole. Punto_di_domanda_labirinto

Stavo lentamente sorseggiando la mia birretta ghiacciata mentre davo un’occhiata alle pagine del Corriere on-line e vedo <<Saviano non doveva avere la scorta>>. Vado subito sull’articolo e leggo che secondo il capo della squadra mobile di Napoli, Vittorio Pisani, non c’era un motivo reale per dare la scorta a Saviano, dal momento che, ci sono tantissime altre persone in pericolo per le quali non si fa nulla. Sento odore del solito antipatico discorso. Questa infatti mi sembra una di quelle lagne del tipo “Non capisco per quale motivo tu debba aiutare i bambini della Repubblica Democratica del Congo quando qua ci sono un sacco di bambini poveri, sfruttati e ammalati”. Potrebbe essere un’associazione di idee banale ma non lo è perchè il concetto è identico. Chi muove la critica dovrebbe fare qualcosa. Si muove la critica, si conosce il problema e si fa qualcosa. Mi sembra chiaro che le singole persone non possano fare miracoli per l’umanità, però qualcosa si può sempre fare. Credo che il signor Vittorio Pisani svolga un mestiere molto delicato, ma quello che ha detto mi ha fatto rimanere un pò male. Saviano, rispetto a molti altri suoi colleghi è un fenomeno e ha la scorta. Ciò che ha scritto, a prescindere dal fatto che sia un capolavoro o meno, lo ha reso popolare, visibile e conosciuto. Si è elevato dalla massa ed è diventato un fenomeno popolare minacciato dalla camorra. Da dove nasce il bisogno di dire ora che la scorta non gliela dovevano dare? E’ un dovere quello di dire che ci sono persone in condizioni medesime o peggiori? Si è un dovere ma lasciamo stare Saviano. Non vedo dove sta l’utilità nel dire “Perchè a Saviano si e ad altri no?” perchè non dire “Ci sono altre persone nel mirino. Hanno bisogno della scorta”.  Vedo in Saviano un giovane uomo e la sua condizione. Non vedo un idolo. Non vedo un martire. Non vedo un genio. Non mi fa pena. Vedo un  uomo consapevole di ciò che ha scritto (consapevolezza data dalla realtà che vive), responsabile e deciso. Vedo un uomo che è stato catapultato in un altro mondo. Vedo sopratutto un ragazzo che ha scelto di raccontare delle cose  (che poi abbia avuto tutto stò successo è un altro discorso) al posto di sbattersene i coglioni, al posto di cercare un lavoro “sicuro” o un lavoro “con loro”, al posto di giocare a pallone, al posto di rubare macchine, al posto di sposarsi con la brava ragazza del paese, al posto di stare al bar. Per tutte queste cose non c’è bisogno della scorta, certo, ma si da il caso che c’è chi sostiene che l’assegnazione della scorta è stata fatta sulla base di informazioni e minacce certe.  Se c’è bisogno, se esiste anche un piccolo pericolo che un ragazzo, uno scrittore, venga fatto fuori bisogna muoversi e bisogna proteggerlo. Saviano per fortuna non è solo ma purtroppo non è il solo.