I pesci

9 marzo 2011

Uno dei miei piaceri più grandi consiste nel guardare i pesci morti. Al mercato, dal pescivendolo, al supermercato, all’ipermercato, al ristorante. Non appena vedo un banchetto mi ci fiondo, e non compro quasi mai niente. Mi piace guardarli. Infatti è molto difficile spiegare questa cosa a chi li vende. Se si accorgono di te al banco, iniziano a proporteli un pò tutti, giustamente. E allora vado via infastidita, o li guardo da lontano. Non li compro perché non li so cucinare e anche perché mi piace vederli solo nel loro banchetto. I pesci solitari nel mio lavello non mi entusiasmano granché. Non mi piace toccarli, ho sempre il timore che in realtà siano vivi. Mi piace mangiare seppie, orate, polpi, tonno, gamberi, aragoste, cozze, vongole, gattucci, calamari, sgombri. Non mi piace mangiare murene, scorfani, granchi, conchiglie, ricci, sardine, alici, ostriche, anguille, razze. Preferisco sempre che li cucini mio padre o mia madre. Vincono su tutti i ristoranti di pesce in cui ho mai mangiato. Da piccola accompagnavo mio padre a pescare, io con la maschera, lui con il fucile e tutto l’armamentario da pesca. Adesso ho un pò paura delle immersioni, mi viene il panico. Con la maschera non si può guardare ovunque. E io mi giro in continuazione, perché ho il terrore che qualche pesce mi aggredisca alle spalle. Al mare indosso sempre delle scarpe per entrare in acqua, perché ho paura che qualche pesce nascosto nella sabbia mi punga un piede. E comunque alla spiaggia preferisco gli scogli. Ho paura dei pesci ma li ammiro. Li guardo incredula ogni volta, sono figli della solitudine del mare. Immagino le barche uscire la notte, immagino i pescatori nel buio del mare, in mezzo al nulla, solo loro sanno dove andare.

Mi viene in mente un libro di Franco Solinas, Squarciò. Gillo Pontecorvo ne ha fatto un film, La grande strada azzurra (1957)

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