La Buona Novella

2 luglio 2010

Ieri sera nell’aula Carlo De Carli del Politecnico di Milano (via Durando 10) si è tenuto un bel concerto basato su “La Buona Novella” di Fabrizio De André del 1970. “La Buona Novella” usciva nel periodo infuocato della lotte studentesche, album del periodo sessantottino, ma per contenuti e significati proiettato nel futuro post-post sessantottino. <<La buona novella, pubblicata in piena contestazione studentesca, non fu capita. Perché fra la rivoluzione di Gesù e quella di certi casinisti nostrani c’era una bella differenza: lui combatteva per una realtà integrale e piena di perdono, altri combattevano e combattono per imporre il loro potere>> (F. De André, Come un’anomalia, Einaudi, 1999). Infatti è arrivato intatto sino a noi e nel 2010 viene riproposto, riletto e risuonato da David Riondino, Chiara Riondino, Fabio Battistelli, Angelo Lazzeri, Alessandro Giachero, Milco Merloni, Mauro Giorgeschi, la Banda d’Affori e il Coro dell’Università degli Studi di Milano. Un vero e proprio concerto di voci, suoni, strumenti, persone; un palco strapieno di gente, quasi a voler dar l’idea che in un palcoscenico chiunque, attraverso il proprio strumento, può contribuire a materializzare un centimetro di sinfonia universale. Si è dato poco spazio alle ciance, la rilettura de “La Buona Novella” è avvenuta quasi esclusivamente in maniera musicale, senza perciò stravolgere il lavoro originale; del resto, le musiche e i testi di questo album, non hanno bisogno di ulteriori e inutili parole, poiché sono in grado di entrare dritte nel nostro stomaco e di soddisfarlo pienamente.  “La Buona Novella” non si spiega, la si vuole ascoltare come una favola, una storia, una novella. Però una punta di insoddisfazione da parte mia c’è stata. Avrei voluto ascoltare l’ultimo pezzo dell’album: “Laudate hominem” che è quello più corale e suggestivo. Hanno cantato i primi versi ma poi non hanno continuato, chissà perché. Quel brano è un ottimo pezzo di chiusura dell’album (sarebbe stato un ottimo pezzo anche per la chiusura del concerto), è una conclusione travolgente affidata ad un coro di persone, affidata all’essere umano. <<Ancora una volta/abbracciammo/la fede/che insegna ad avere/ad avere il diritto/ al perdono, perdono/sul male commesso/nel nome d’un dio/che il male non volle,/il male non volle,/finché restò uomo/uomo./Non posso pensarti figlio di Dio/ma figlio dell’uomo, fratello anche mio>>.

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