<<L’intellettuale è dove l’industria culturale lo colloca: perchécome il mercato lo vuole>>

P. P. Pasolini, Il caos

L’intellettuale esce di casa di mattina, convinto che sia la giornata buona per trovare qualcosa. Cammina e si guarda attorno. Vede gruppetti di stranieri riuniti in strada, parlano una lingua straniera, non sono turisti. Forse sono tunisini o marocchini, con quel loro accento aspirato e il tono imperioso che li fa sembrare sempre incazzati. L’intellettuale cammina, osserva e registra tutto con estrema precisione come trattandosi di materiale prezioso che un giorno dovrà recuperare, raccoglie pietre grezze da lavorare. Vede le signore anziane trascinare carrelli di stoffa muniti rotelle. Vanno a fare provviste. L’intellettuale pensa che è bello vederle indaffarate, alla ricerca dell’offerta migliore; pensa che sono fortunate perché tornano a casa con le loro faccende portate egregiamente a termine. La sanno lunga queste vecchie signore. Forse a volte ripensano a quando non c’erano carrelli né sacchetti da riempire di provviste. Forse ripensano alle speranze svanite e alla fame patita quando la guerra portava via qualsiasi cosa, e non c’erano molte provviste, c’era l’essenziale per non morire di fame. L’intellettuale vede un mercato all’aperto e si infila dentro, risucchiato dalla folla, dai carrelli, dalle buste, dai passeggini. Il mercato è bello perché ognuno dice la sua. Una signora col suo passeggino -straniera non turista- si ferma, come molti, a guardare una bancarella di “tutto 1 euro”. Una signora dietro di lei le urla << Si sposti con questo passeggino!>>. Un’altra signora, una del popolo, risponde come se ad esser stata attaccata fosse stata lei <<Parla lei che ha il carrello e sta in mezzo alla strada!>>. La donna col passeggino non dice niente e va avanti. L’intellettuale pensa che finalmente si è levata una voce fuori dal coro. L’intellettuale prende un’altra strada lasciandosi il mercato alle spalle, non è lì per comprare. Una via grigia lo attende. Una via piena di volti sconosciuti che camminano con i loro affari e con i loro pensieri. Lui li guarda e a volte sorride. <<Ma sei cretino!>> gli dice un signore caduto nella famosa trappola della direzione indecisa. L’intellettuale si scusa, ma non fa in tempo, il signore ha già trovato la propria direzione e si avvia. L’intellettuale pensa che quando lui parla nessuno lo sente. Emette un timido <<Oops>> per vedere se è la voce che gli manca. Ma la voce non gli manca e prosegue il suo cammino. Si è stufato di andare in giro a caso, quindi svolta nella via a destra per andare in biblioteca, per sentirsi nuovo, per sentirsi vivo.

L’intellettuale arriva in biblioteca, va a cercare negli scaffali un libro di Calvino. Prende il libro e si reca nella sala di lettura, ma è strapiena. Si tratta solo di individuare un posticino, ma l’intellettuale è miope e fatica a cercare con lo sguardo un posto libero. Arrossisce. E’ l’unico in piedi in mezzo alla sala, gli studenti lo fissano come se fosse un mostro, un alieno. Finalmente trova l’unico posto disponibile, sapeva che l’avrebbe trovato. Si trova in fondo alla sala, vicino alla finestra. Ha come unico vicino un uomo vestito di stracci, il banco è pieno di libri, quaderni e carte, tutto è perfettamente in ordine. L’uomo a tratti scrive, a tratti sistema le carte e i libri nella “sua” scrivania. Ogni tanto estrae dalla sua gigante borsa qualcosa, una mela, un libro, un giornalino. L’intellettuale si accorge che qualche studente ogni tanto indica l’uomo e ride. L’intellettuale osserva l’uomo ma questo sembra non accorgersi di quanto accade attorno, sembra che non si sia nemmeno accorto di avere un nuovo vicino, sembra che non senta le risate malamente trattenute dei ragazzi che lo violentano con lo sguardo. E’ un uomo intento nel proprio lavoro. L’intellettuale apre il proprio libro e continua a lavorare.